sono
Sono solo un’illusione virtuale di una mente malata,
amo queste medicine colorate come caramelle velenose,
amo intossicarmi e credere di stare bene,
amo farvi credere di credere,
amo amo amo
amo odiare
perchè in realtà non amo…
…io ODIO!
sono la vostra illusione virtuale
addio
Questi sono gli ultimi pensieri che io ti scrivo ,pensieri che non hanno voce ma mani e occhi perché tu possa coglierli un’ultima volta e conservarli nel fondo della tua sconosciuta terra.
Per lunghi anni ho girovagato senza meta rubando frammenti di cuore, e poi per altri ancora ne ho assemblato i tasselli perché la rotta fosse conosciuta e mai più potessi perderti nel mio continuo girovagare in tondo, intorno a te che mi vestivi di parole e mi cingevi i piedi con scarpe leggere di nuvole così che potessi dimenticare la stanchezza ed il lungo cammino.
Queste sono le ultime gocce di vita che io ti porgo nel palmo concavo della mano stanca, bevile ed assaporane l’aderenza perché domani non avrà più il mio sapore.
Ansima la vita ad ogni passo che mi porta via da te e la mente ad ogni ora, oh quale follia, febbrilmente grattugia immagini senza cornice per poi ricomporle mescolando lacrime e polvere, polvere e lacrime e tu, col cuore avvolto nel cellofan, comprenderai il vuoto di latta giusto il tempo di rubare un nuovo barattolo per svuotarne avidamente il contenuto.
Eppure, amore mio, la tua voce legata alla memoria del tempo sgretola le mie gambe e lega la mia anima con nastro nero. Io ti lascio in riva al fiume di parole che non ti ho mai detto e di nuovo, un ultima volta ancora ti chiedo, stringendo le tue mani nelle mie:
-Togli le tue scarpe e lascia che scorrano fresche su di te..c’è ancora tempo!
.Immergiti, spogliato d’apparenza.. ne sentirai la forza e ne comprenderai il perpetuo moto.
Ma non c’è movimento negli occhi di terra bruciata che mi riconducano a te perché tu abbracciavi il nostro tempo con le tue camicie di cotone e lo attraversavi nell’impeto del momento con le tue scarpe di colore marrone, mentre io ero creta.
Ti lascio senza dirti addio.
…attenzione!!!!!

Sto parlando con te. Sì, proprio con te, è inutile che ti guardi intorno. La forma spesso cambia, ma la sostanza resta identica. Non importa che tu sia un giovanotto con gli auricolari a volume massimo, un adulto in automobile o un anziano in bicicletta. Sta di fatto che sei un idiota. Un grandissimo idiota. Ti vedo spesso in giro per Ferrara e volte ho la terribile voglia di venirti addosso… in fondo avrei pure ragione ma passerei dei guai inutili. Non suono nemmeno il clacson per non sprecare energia su gente come te. La cosa che proprio non comprendo è perché tu lo faccia. Seriamente, spiegamelo perché io proprio non lo capisco. Non hai assolutamente fretta, lo dimostrano i fatti immediatamente successivi: continui a camminare a passo lento sul marciapiede, oppure tieni la seconda marcia per mezzo chilometro, oppure le ruote della tua bicicletta continuano ad andare piano come la rotella di un vecchio contatore del gas. Comunque sia lo fai, sfidi il sistema, ti prendi gioco delle regole e della società. Non imparerai mai l’educazione, in fondo sei un italiano proprio come me.
capita….

Non capita anche a voi di svegliarvi e sentire che qualcosa sta cambiando intorno a voi? A me capitò qualche tempo fà, anzi a dirla tutta era già cambiato tutto.
Stavo dicendo che mi svegliai e di fianco a me trovai un’estranea; mi domandai ma io non ero sposato da anni? La fissai lungamente, senza però riconoscerla; dopo aver riflettuto mi alzai ed andai in cucina, o meglio quella che credevo fosse la cucina, ma in realtà era un angolo cottura, guardai fuori e mi accorsi che non era a casa mia ma in un residence; ma dove? in quale città? e soprattutto con chi? ma anche perchè?
Dopo aver accudito la mia persona, mi sedetti sul balcone, dotato di bellissima poltroncina in vimini, ed alla terza sigaretta iniziai a ricordare:
“vedo una bellissima terra, con colline verdi e fiumiciattoli azzurri, una pianura infinita coperta di fiori multicolori, punteggiata di casupole con il tetto rosso, e recinti con cavalli ed altri animali domestici, sento il profumo del pane appena fatto, e dietro di me il mio amore, bella come sempre e già pronta a dirigere la casa. Fissandola mi accorgo che il suo unico scopo è rendermi felice, poi ad un tratto una voce squillante ruppe la semplicità del nostro silenzio, una piccola farfalla di circa 5/6 anni irrompe nel cortile, gridando e gioiendo dei suoi meravigliosi anni, e girandoci intorno ci rende allegri, intanto dalla finestra della cucina l’odore del pane fresco ci invita a fare colazione.
E’ sera, un vento dalle colline spazza via il caldo del giorno lasciando un velo di fresco sulla pelle, scivolo nel sonno, ma un attimo prima di cedere, un pensiero insistente mi martella la mente, guardo la mia compagna, guardo tutto ciò che mi circonda, e vedo solo desolazione e tristezza, nulla più mi è caro, neanche i gridolini di piacere della mia adorata farfallina; capisco che quello che ci legava, quello che mi legava a quella vita è finito, per sempre andato.
E’ nuovamente mattino, e dopo aver girovagato per le colline verdi, ormai piene di ombre ed odori sgradevoli, mi imbatto in una casupola, piccola ma carina, come se una forza magnetica mi attirasse lì entro e la vedo…… bella; stava aspettando me, solo me.
Sono passati delle settimane, e vivo in un limbo, dimentico di tutto e tutti, vivo avendo bisogno solo di lei. Tutto è semplice tutto è favoloso………………………………..
Come da un in cubo mi sveglio sul ciglio di una strada, ad un incrocio , da una parte la strada che porta alla mia vecchia vita, la mia compagna, la mia farfallina, unico amore della mia vita; dall’altra la strada appena lasciata, una donna tutta per me, sempre disponibile, colei che vive solo per me.
Mi siedo ed aspetto, ma quello che cerco non arriva, ed allora espando la mia anima ed apro il mio cuore, escludo i miei pensieri e ……………………………..”
Ricordo ora, ricordo tutto, ho tradito me stesso, ho violentato la mia anima in cerca di un qualcosa che non esiste; rientro in camera e la riconosco, la donna stesa sul letto è mia moglie, ci siamo sposati e siamo in viaggio dove andammo in luna di miele, poi mi giro e vedo nel lettino la mia farfallina dolce, e capisco cosa mi ha spinto qui, l’amore per mia moglie, che pensavo finito, e la mia dolce farfallina.
…a volte …ritornano…dopo un pò di pausa e riflessione

Con le ossa prese a quattro mani, posso uscire da questa strada, senza perdere l?orientamento. Esistono ben poche strade illuminate. La città è così lontana e il suo ricordo svanisce, dissolvendosi nei minuti che trascorrono senza avere pietà. Il mio sole africano sorveglia il mio cuore, ma è un sole ormai troppo lontano. Il ricordo svanirà rilasciando il suo retrogusto agrodolce. La paura di dimenticare è più forte e inesorabile del dimenticare vero e proprio.
Dimenticare è un obbligo ripetuto, sostenuto da leggi mentali, barricate su roccaforti con alte mura e nobili guerrieri armati che la difendono. Lo spirito suicida non avrà il sopravvento. Basterà spegnere la luce, per dimenticare i particolari, uno ad uno. Il nulla arriverà in silenzio, non te ne renderai conto.
E? un bisbiglio lontano, impercettibile, un ronzio che ruota dentro alle orecchie, come una sottile nebbia che sconvolge i sensi, capovolgendoli, ed è in quel momento, in quel preciso istante, che comprendi quanto non puoi fare a meno di quei profumi, che la morte può essere sottile e profumata, che la paura più grande, riposa nel non vivere con passione la vita.
partenze ed addiiiii

La fenomenologia dell?addio è una cosa che mi ha sempre affascinato.
Quando penso alla mia partenza, mi immagino ad avvolgere con un abbraccio ciclopico tutti i miei amici, mi vedo a perdonare quelli che odio, e a distribuire simboli a destra e a manca. Sì perché l?idea di non esserci, a volte, mi spaventa, e lascio parti di me ? protesi? feticci? non lo so – come se la mia presenza dovesse eternamente restarvi legata.
I regali d?addio sono, prevedibilmente, quelli che confezioniamo con più cura.
Eppure quando penso alla mia partenza, a volte desidero essere dimenticata, e diventare un?entità errante che non appartiene più a nulla. O forse vorrei essere io dimenticare tutto, per viaggiare pensando solo al viaggio. Quando penso alla mia partenza, immagino il ritorno, e quello in cui torno è un mondo estraneo.
Chi parte in qualche modo sta fuggendo.
la ricetta del giorno…

Ingredienti : 1 Yoghurt ( dose per una persona ).
Preparazione:
aprite il frigorifero e prendete un barattolino di yoghurt, solitamente è posato
nelle apposite scansie dello sportello; se non fosse lì, cercate meglio nei ripiani,
dietro ai formaggi, accanto al budino, fra i cartoni del latte (attenzione che di solito
ce n’è almeno uno già aperto e si rovescia facilmente).
Se non lo trovate proprio, vestitevi sommariamente (se siete già ben vestiti, restate
così, non occorre che vi spogliate) e andate a chiederlo in prestito ad un vicino
consenziente o, ancor meglio, andate a comprarne una confezione da due (così ce n’è anche
per domani) nel più vicino negozio di alimentari.
State molto attenti alla data di scadenza scritta sulla confezione, lo yoghurt scaduto
può causare orticaria e perfino mal di pancia.
Potete scegliere tra vari tipi di yoghurt: magro (al gusto di yoghurt ma senza grassi ),
intero (al gusto di yoghurt e con i grassi), al caffè, ai frutti di bosco, all’albicocca,
alla pesca, al mirtillo (lo consiglio!), alla fragola, al cocco, al miele, con i fermenti
vivi dentro e confezionato assieme a palline croccanti da mangiare insieme.
Pagate, ritirate lo scontrino e tornate di corsa a casa.
Aprite lo yoghurt srappando lentemente e delicatamente (se no si rompe) la carta stagnola
che fa da coperchio, avete ora due possibilità: zuccherare lo yoghurt o ingerirlo al
naturale.
L’ingestione può essere ottenuta sia bevendo direttamente l’alimento dalla confezione,
sia portandolo alla bocca tramite cucchiaiate più o meno grosse (da caffè, da tè, da brodo)
e più o meno frequenti (consiglio non più di una ogni 5-10 secondi ).
Terminata l’operazione si può (solo se nelle vicinanze non ci sono persone troppo sensibili)
pulire la confezione leccandola direttamente o aiutandosi col dito indice della mano
destra e poi leccando quest’ultimo.
Buttate poi nella spazzatura la confezione e riponete la restante nel frigorifero facendo attenzione di consumarla prima del giorno di scadenza.
autobus

Io non capisco la gente che va in macchina a lavorare, prendessero tutti 1′autobus come faccio io, ci sarebbe meno casino in giro, gli autobus andrebbero più veloci e si arriverebbe a casa in metà tempo. Invece no, eccoli lì tutti ammucchiati e inscatolati, uno, al massimo due per macchina, con gli occhi pallati, la mano destra rattrappita sul pomello del cambio e la sinistra che viaggia velocemente tra il volante, la sigaretta e il clacson.
Ma io non ci casco, me ne sto qui seduto tranquillo sull’autobus che oltretutto è vuoto, e mi faccio cullare dalle vibrazioni dei vetri fino a casa.
Beh, oddio, non e proprio vuoto, i posti a sedere sono tutti occupati e… ecco 1o sapevo è salito un vecchio col bastone… beh, mi alzo, tanto non manca moltissimo.
Certo che se continua a salire gente con questo ritmo presto 1′autobus sarà stracolmo, cazzo, salgono dieci quindici persone ogni fermata e ne scendono due o tre se va bene, comincia anche a fare un caldo fottuto, l’inferno non deve essere molto diverso da questa bolgia di gente sudaticcia e sospettosa appesa agli appositi sostegni.
Io non capisco perché non se ne vanno in macchina invece di affollare il mio autobus tanto il casino per le strade c’è lo stesso quindi almeno lasciatemi respirare qui.
Ahia, e che cazzo! stia attenta, peserà due quintali, borsa della spesa esclusa, guardi almeno dove mette i piedi. Come? Si certo che scendo cosa vuole che resti su questo bus di merda per tutta la vita? E non spinga! Si le ho detto che scendo ma non a questa scendo a Nervi… e va beh non s’arrabbi, la prenda con ironia.
Si un attimo che la faccio passare… mi sposto un po’ piu in la e… ecco… ce la fa’? Ehi dico a lei, mi sono messo in una posizione da contorsionista per farla passare e lei si ferma li forza vada avanti! Non me ne frega niente se non vi vedevate da anni, scendete e andate a brindare in un bar così liberate anche due posti.
Ma… e quella chi è, è stupenda, cazzo è la donna più bella che abbia mai visto, devo assolutamente conoscerla… scusi… permesso… dovrei andare in fondo… si la so che si scende qui ma io voglio andare in fonda lo stesso! ecco grazie così ci passo.. permesso… madonna, i venti metri piu difficili della mia vita… ci sono quasi ora mi presento e la invito a casa ho anche la champagne in frigorifero.
Ehi ma che fa, dove va? aspetti… scusi…permesso… devo scendere anch’io… mi faccia passare ma come cazzo ha fatto a fendere la folla così velocemente, io non riesco a fare un passo senza schiacciare qualche bambino! Merda, è scesa e io non le ho neanche parlato, vediamo dove è scesa magari domani la cerco da queste parti. Ma… oh cazzo era la mia fermata!
…gocciolina…

Gocciolina era appesa a quel ramo di un faggio senza rendersi conto di come aveva fatto. Sopra di lei il cielo era pieno di nuvole e dovevano essere abbastanza arrabbiate, visto che lanciavano fulmini e urlavano con i loro tuoni pesanti. Sotto invece la terra era cosparsa di morbide foglie. Cercò di ricordare cosa era accaduto prima di trovarsi in quella situazione. Ricordò che volava leggera nel cielo con le sue sorelle e fratelli. La loro casa era una nuvola dove ognuna aveva una piccola stanzetta in cui passavano il maggior tempo della giornata. Gocciolina curiosa si affacciò dalla finestra della sua camera per vedere cosa c?era al di sotto ma si sporse troppo e scivolò via dalla nuvola. Si sentì leggera mentre cadeva verso quell?insieme di colori che dovevano formare, come aveva sentito dire dai suoi fratelli, la terra. Ciò che vedeva piccolo in lontananza, si faceva sempre più grande man mano che si avvicinava. Ecco come aveva fatto a trovarsi su quel ramo. Ma non era sola perché altre goccioline scendevano dal cielo, alcune si fermavano con lei altre proseguivano finendo a terra. Pensò ? Non potrò stare per molto appesa. Ma se mi lascio andare, morirò!? E mentre pensava ad un tratto un vocione che proveniva dal basso le disse? Buttati giù, giuro che non sentirai alcun male!? Era la terra che l?invitava a lasciarsi scivolare. Allora convinta da quella voce calda e buona chiuse gli occhiolini e si buttò giù. All?improvviso le foglie adagiate si spostarono, la terra si fece morbida come il cotone e gocciolina penetrò all?interno della terra. Riaprì gli occhi e scoprì di trovarsi in mezzo ad un incrocio di tre strade. Una indicava la direzione per le radici dell?albero, una che attraverso una scala la riportava all?aria aperta e l?ultima per l?uscita di una sorgente d?acqua. IL pensiero di gocciolina era come poter tornare sulla nuvola, dove aveva lasciato tutti i suoi giochi. E pensò ?Se prendo la strada per le radici dell?albero riuscirò ad arrivare fino alle foglie e forse da lì potrò fare un salto fino alla nuvola!? Ma impaurita disse? Ma se poi all?albero gli venisse sete mi berrebbe! Forse è meglio non rischiare?..? E proseguì con il suo pensiero ? Se salgo la scala ed esco all?aria aperta il sole mi assorbirebbe! No, anche quella strada non mi conviene?..?. L?ultima possibilità era quella di proseguire per la sorgente d?acqua. Cosi decise e s?incamminò. Arrivata all?uscita si tuffò nell?acqua e scoprì che insieme con lei nuotavano migliaia di piccole goccioline. Il piccolo ruscello si riunì con altri ruscelli e insieme formarono un fiume. Gocciolina si lasciò trasportare dalla corrente del fiume e in breve tempo arrivò ad una distesa di acqua enorme e insieme alle altre goccioline urlarono ?Il mareeee!? Continuò per giorni a nuotare sperando di poter intravedere la sua nuvola, fino a quando si sentì talmente stanca che decise di risposare un pochino. Il sole, malizioso, allungò un suo raggio prese la gocciolina, la trasformò in vapore per farla più leggera e la fece risalire verso la sua nuvola. Gocciolina si risvegliò nel suo lettino, circondata dai suoi giochi senza ricordare nulla della sua avventura. Si alzò, si diresse verso la finestra della sua stanza ma sporgendosi troppo scivolò via nuovamente dalla nuvola e??.



Ultimi Commenti